Inizia solenne Rostropovitch, con tono misurato e netto, tra le batt.33 e 48, riconfermato quasi gioiosamente (batt.49-56) (R24) e sottolineato marcatamente e senza fretta (batt. 57-80) (R25); quanto diversa la Walewska, che sente l'impegno del commiato! Nessuna solennità, piuttosto la determinazione di chi ha preso una decisione fondamentale e definitiva, e si appresta a vivere questo momento con la fronte imperlata di sudore, con l'anima ancora attònita per l'ardire, e in fondo, ancora dubbiosa sulla riuscita; quindi, niente gioia in batt.49-56 (W24), ma come un intimo giuramento, emotivamente spiegato e confermato dalla precipitazione ansiosa delle batt.52-69, che viene infine validato nelle batt.70-80 (W25).
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E alla ripresa (batt.111), dopo la breve ma forte preparazione dell'orchestra, il momento delle rievocazioni (batt.120-176), che per Rostropovitch è nostalgia "tout court", per la Walewska è invece un richiamo del passato; e mentre (R) ci comunica il suo pianto per qualcosa che ha perduto e che non sa se ritroverà (forse la sua Patria) (R26), invece (W) è tutta presa dal rivivere teneramente struggenti momenti che sa di dover poi abbandonare per sempre: da quì l'accoratezza "terminale" (W26).
Ambedue grandi interpretazioni, comunque, anche se (W) mostra una aderenza ed una identificazione straordinarie. Un cenno sulla accentazione delle quartine delle battute 143,144, 147,148,151,152,155,156 (W27): (W) la pone spesso sulla seconda nota (vedi batt.144,148,151,152,156) quasi a voler reprimere la violenta emozione, mentre (R),meno emozionato e più nostalgico, la pone sulla seconda nota solo nelle batt.148 e 152 (R27). Assai identica è la reazione, il riaversi dal malinconico momento, e il riaffidarsi alle certezze dell'orchestra (batt.177-204), con un Rostropovitch più scandito più tecnico più ostentato, con una Walewska più velata e come più desiderosa di giungere rapidamente in fondo.
E dopo la preparazione orchestrale (batt.204-225), la breve ripresa del violoncello (batt.226-245), esposta da Rostropovitch quasi con fierezza (R28) distaccata, mentre la Walewska è appassionata ed emozionata (W28) perchè sta per riprendere il faticoso cammino del commiato (batt.246-253) che esegue con rassegnata consapevolezza (W29); qui, invece, (R) rallenta molto, esprimendo serenità (R29), costringendo la ripetizione orchestrale del tema (batt.253-268) a un tempo decisamente più lento di quello iniziale.
E il seguente tema "della purificazione" (batt.281-314) è svolto da (R) con grandissima pulizia e diremmo letizia (R30), mentre (W) lo affronta quasi con ritrosìa (come recitasse un "mea culpa") (W30), per poi rinfrancarsi un pò dopo batt.297 e riprendersi definitivamente dalla batt.311 e sopratutto dall'inizio dello "spiccato" alla fine del "meno mosso" (batt.315-346); e quando lo stesso tema viene ripreso dall'orchestra (batt.347-380), (W) lo sottolinea imperiosamente e struggentemente al tempo stesso - quasi lavasse per l'ultima volta i piedi dell'anima nel sangue del cuore - e la sua conclusione(la famosa batt.380) ci colpisce come una stilettata (W31); ma (W) continua nella corsa appassionata, "per porre definitivamente un abisso tra sè e il passato" (batt.385-421). Ben diverso Rostropovitch, che affronta con eleganza lo "spiccato" (batt.315-331), per poi proseguire serenamente il dialogo con l'orchestra (batt.331-346); la ripresa del tema (batt.346-380) viene sottolineata con espressività e pathos "professionali" (R31), e così successivamente (batt.385-421) anche se un pò affrettatamente, quasi a comunicare sopratutto soddisfazione per una mèta sentita ormai vicina.
E continua (R) allo stesso modo, eseguendo la meditazione singola di batt.425-437 distaccatamente e limpidamente (R32), per poi iniziare le "sessanta battute" in maniera tranquilla (batt.437-457) e successivamente (siamo all'"ermo colle"!) assai serena (notare quell'indugio quasi languido nel secondo movimento di batt.459), e dopo i famosi trilli di batt.475-480 eseguiti senza particolari notazioni, un lento avviarsi dolce e malinconico (batt.481-484) che diviene ancor più lento (batt.485-488) e finisce in un "ritenendo" rallentatissimo iniziato prima della notazione (già in batt.489!) e continuato fino al termine (R33).
Al contrario, la Walewska esegue con grande introspezione anche se senza indugio (tranne che sulla solare prima nota del secondo movimento di batt.433) (W32) l'intera "meditazione" di batt.425-437, affrontando con disillusa accoratezza l' "avvicinamento" (batt.441-456) e poi con fervida ansia i "tratti di salita" (più esitante il primo - batt.457-460; più franco il secondo - batt.465-467; più soddisfatto il terzo - batt.473-474), anche se con lieve rallentamento quasi a trattenere il fiato); denso, puntuto, drammatico il trillo, vissuto come una stasi ("ricongiungimento"),e, a sorpresa, (W) inizia la battuta 481 con una lunga acciaccatura (di La diesis, prima del Si) non esistente nella partitura, ma che ha il magico effetto di staccare il momento di stasi dalla ripresa dell'ultima frase, di straordinaria intensità emotiva (notare nel secondo movimento di batt.483 il sol , legato all'analogo di batt.484 che viene però eseguito cambiando diteggiatura, e accentuandone così l'emozione) per partecipare l'addìo finale; poi la discesa, e l'ultimo grido lacerante (W33).
Rostropovitch e la Walewska, due grandissime interpretazioni; ma quest'ultima riesce a spersonalizzarsi completamente e a "far vivere di vita propria" il Concerto di Dvoràk. I futuri Interpreti dovranno meditare a lungo sul dilemma di sempre: esprimere se stessi o la musica che suonano ?
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